Il miglior futuro è basato sul passato da cui sai trarre insegnamento, tutti i dolori però lasciali andare e sii pronto a ricominciare!
Benvenuto! ti accolgo con le note di una canzone: "...nel mio cuor, nell'anima c'è un prato verde che mai nessuno ha mai calpestato, nessuno, se tu vorrai conoscerlo cammina piano perchè nel mio silenzio anche un sorriso può fare rumore...." E' gradito un tuo pensiero nella sezione Guestbook, grazie
Benvenuti nel sito di Emanuela Ruffinelli. Amo l'arte, la natura, la fotografia; attraverso quest'ultima sto imparando ad osservare il mondo e a cogliere l'emozione dell' attimo per restituirlo immortale, ho fatto del carpe diem un principio di vita. Tra queste pagine potrete conoscere i vari volti del mio essere...
Lati a volte contrastanti di un unica persona, amante della tranquillità, degli amici, di qualche ora di relax puro a stretto contatto con la natura, per subirne il fascino dei suoi segreti, misto al profumo e al sapore della terra e della flora e alla inesauribile miniera di tante voci diverse. Sono umbra, amo moltissimo questa regione situata nel centro dell'Italia; nel guardare i meravigliosi paesaggi che questa terra ci offre, vallate a perdita d'occhio, alberi che toccano il cielo, piccoli eremi sperduti, sento l'anima espandersi, come se potesse respirarli e respirandoli si fondesse con essi e diventasse un tutt'uno con l'infinito La cosa più bella è poter condividere con gli altri ciò che ci sta più a cuore, perciò dedico questo sito a coloro che sono alla ricerca delle cose semplici, che vogliono mettersi in discussione, che rispettano la natura e che hanno la capacità di sorprendersi per le cose che dovrebbero sembrare ovvie, a coloro che riescono a vedere anche ad occhi chiusi, a coloro che sanno soffrire, a coloro che sanno amare, a coloro che sanno dare senza ricevere, a coloro che imparano dagli errori... A tutti i miei coetanei che sono stati bambini una volta, ma che raramente se ne ricordano!!! Spero che la vostra visita sia picevole. Buona navigazione Emy.
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KHARTOUM - E' stato rinviato al 4 agosto il processo alla giornalista sudanese Lubna Ahmad Hussein che rischia 40 frustate per aver indossato i pantaloni, tenuta considerata "indecente" secondo i canoni islamici e che tre settimane fa è costata una pena analoga ad altre dieci donne vestite allo stesso modo che si trovavano con lei in un locale a Khartoum.
"Le autorità mi hanno detto che devo comparire davanti al giudice - ha annunciato ieri la giornalista che scrive per il giornale di sinistra Al-Sahafa e lavora per la missione delle Nazioni Unite in Sudan (Unmis). "E' importante che la gente sappia quello che accade", ha aggiunto la donna chiedendo ai colleghi di essere presenti quando sarà frustata. "Mi daranno 40 frustate e mi imporranno una multa di 250 sterline sudanesi", circa 80 euro, ha aggiunto.
Stamani (29 agosto 2009) la corte l'ha convocata per chiederle se intendeva avvalersi dell'immunità o rinunciarvi e andare a processo. La giornalista ha detto di voler dare le dimissioni da funzionaria dell'Onu, rinunciare quindi all'immunità ed essere processata: l'udienza è stata fissata al 4 agosto.
La giornalista era stata fermata dalla polizia il 3 luglio mentre si trovava al ristorante insieme ad altre donne perché indossavano i pantaloni. Dieci di loro erano state convocate dalla polizia due giorni più tardi e ciascuna di loro aveva ricevuto dieci frustate. Lei e altre due sono state segnalate alla magistratura per essere processate. In vista dell'applicazione della sentenza, la giornalista sudanese ha distribuito 500 inviti a suoi colleghi e politici del paese affinché assistano di persona alla fustigazione.
Aung San Suu Kyi dal 14 maggio è di nuovo in carcere. 63 anni, Premio Nobel per la Pace nel 1991 e leader dell’opposizione democratica birmana alla dittatura che da mezzo secolo opprime il Paese, Aung San Suu Kyi ha trascorso 13 degli ultimi 19 anni tra il carcere e gli arresti domiciliari nel più completo isolamento. E’ di pochi giorni fa la notizia del peggioramento della sua salute. Il 27 maggio scadono i termini degli arresti domiciliari ma con le nuove accuse che gli muove il regime questa coraggiosissima donna rischia un’ulteriore condanna fino a cinque anni. L’arresto di Aung San Suu Kyi manifesta ancora una volta l’abilità del governo del Myanmar - deludente nel rispondere alle proprie responsabilità verso il popolo birmano, tanto drammaticamente colpito dalle avversità economiche e climatiche - nel ricorrere a ragioni pretestuose per proseguire una politica fondata sulla repressione. Mi auguro che tale governo possa fare miglior uso della propria intelligenza in funzione di un reale sviluppo della nazione, altrimenti destinata a restare dolorosamente tra i reietti del mondo. Aung San Suu Kyi è il simbolo della pace e della libera espressione delle idee, qualcuno si è mai chiesto perchè i militari la temono così tanto? Le sue idee sono condivise da tutto il popolo birmano, non si scalfiscono con la violenza, con la reclusione, questa è la più grande paura della dittatura, che prima o poi tutte le armi non bastino più a contenere la voglia di libertà del popolo birmano. Questa donna fa paura. Il suo coraggio e la sua determinazione sono ingredienti che vanno a minare qualsiasi dittatura. Mi auguro che tutti gli stati del mondo alzino la voce, affinchè questa donna torni libera. Donne come queste possono fare la differenza e loro purtroppo questo lo sanno bene. Mi auguro che torni libera e che sia di aiuto al suo popolo soppresso e martoriato.
Michael Jackson è deceduto a soli 50 anni (25 GIUGNO 2009) calando per sempre il sipario su una delle più potenti e controverse leggende dell’era moderna. La sua carriera era cominciata a soli 5 anni fagocitando un’infanzia che non ha mai avuto il tempo di svilupparsi secondo i tempi naturali dell’età puerile. Già allora, Michael era infatti impegnato a sgambettare sul palco – quasi una Shirley Temple al maschile – con i Jackson Five, band che includeva anche i suoi fratelli Jackie, Jermaine, Tito e Marlon. Sull’evoluzione della sua personalità ha pesato sicuramente l’influenza del padre/padrone Joe Jackson artista poliedrico la cui carriera decollò definitivamente nel 1979 con l’album Off the Wall che gli fruttò il terzo posto nella Billboard Top 200 e svariati premi internazionali. Ma nonostante il successo del disco, il maniacale Jackson sentiva di poter fare di più, e i fatti gli avrebbero dato ragione il 30 novembre del 1982: è in quella data che uscì il nuovo full-lenght Thriller, destinato a diventare l’album più venduto di tutti i tempi. Dal progressivo schiarimento della sua pelle (che sembrerebbe però essere dovuto a una malattia della pelle chiamata "Vitiligine totale") alla scelta di dormire in una camera iperbarica per rallentare il processo di invecchiamento; dai ripetuti interventi di chirurgia plastica che resero il suo volto quello di un irriconoscibile e beffardo manichino a bizzarre abitudini diede in pasto alle fucine del gossip mondiale numerosissime leggende che andarono a rinforzare il suo mito oltre a fruttargli il nickname di Wacko Jacko. Un processo questo che nemmeno lui poteva controllare e che gli si ritorse ben presto contro, quando vennero rese pubbliche le accuse di molestie su minori ai suoi danni (sempre assolto però) e altri scandali che incrinarono la sua immagine. Tra un gossip e l’altro, tra uno scandalo e l’altro, Jackson ha tuttavia disseminato la storia del pop di pietre miliari come Bad e Dangerous, raggiungendo l’ultimo grande picco con il greatest hits HIStory prima del progressivo declino che il cd del 2001 Invincible non è riuscito a fermare nonostante i 10 milioni di copie vendute. Da allora, Wacko Jacko è sembrato rifugiarsi in una “quotidianità” ancora più bizzarra e inspiegabile del solito, alternando periodi di isolamento all’interno del suo ranch fiabesco Neverland a chiacchierati soggiorni presso qualche amico sceicco a Dubai. Per presentarsi in forma alla nuova trionfale tourneè che avrebbe dovuto partire il 13 luglio da Londra e segnare il suo ritorno sulla scena mondiale, Jacko aveva persino assunto un personal trainer d’eccezione: quel Lou Ferrigno che tutti ci ricordiamo muscolosissimo e verde di collera nella serie tv di culto Hulk. Jacko era pronto a stupire il mondo ma lo ha fatto in un modo che ha colto in contropiede persino lui: stroncato da un infarto che ha scritto la parola fine su una delle esistenze più geniali, strane, grottesche e incredibili che lo star-system ricorderà nei decenni a venire. E ora che le speranze che la morte di Jackson non sia altro che una trovata pubblicitaria svaniscono con il passare dei minuti, è evidente che le scene che si susseguono in queste ore davanti a Neverland ricordano molto da vicino quelle avvenute il 16 agosto del 1977 di fronte a un’altra “land”: la Graceland di Elvis Presley. Il Re del Rock e il Re del Pop accomunati da un destino beffardo che ha preteso da loro il prezzo più alto quando ancora non erano pronti a rassegnarsi alla fine e a entrare nella Storia dalla porta principale. Due re, traditi dalla fama e dal fato, come in fondo succede a ogni sovrano che si rispetti. Se ne va così oggi l'uomo che complessivamente ha venduto oltre 750 milioni di dischi, lo stesso che circa un anno fa si è convertito all'Islam; lo stesso che nel 1985 acquistò le royalties dell'intera discografia dei Beatles per poi rivenderle alla Sony dieci anni dopo. Lo stesso uomo che ha rivoluzionato il concetto stesso di pop e che ha ipnotizzato platee oceaniche con i suoi instancabili piedi dai calzini bianchi. E allora, non resta che salutare Michael Jackson con la formula tradizionale che accompagnava nell’antichità l’estrema dipartita di un re tributandogli tutti gli onori che gli spettavano di diritto: “E’ morto il re! Viva il re!”